2) De Tracy. Che cos' il pensare.
In questo brano Antoine-Louis-Claude Destrutt de Tracy sviluppa la
tesi di Condillac: la conoscenza si riduce al sentire, alla
sensazione.
A.-L.-C. Destrutt de Tracy, Elementi di ideologia.

 Voi pensate tutti e lo dite sovente, senza averne il minimo
dubbio. Questa per voi  una verit di esperienza, di sentimento,
d'intima convinzione: ed io sono ben lontano dal negarlo.
Ma vi siete voi mai resa una ragione alquanto precisa di ci che
sia pensare, di ci che provate quando pensate, qualunque sia la
cosa a cui pensate? Io sono tentato a credere che no: e molti e
molti uomini muoiono senza aver fatto ci, anzi senza avervi pur
solamente badato. Questa spensieratezza s comune dovrebbe
sorprenderci assai, se non fosse vero che solamente le cose rare
hanno il potere di sorprenderci. Proviamo di fare insieme questo
esame, il quale io sospetto che non abbiate fatto mai.
Voi dite tutti: io penso la tale cosa, quando avete una opinione,
quando formate un giudizio. Ed infatti formare un giudizio vero o
falso  un atto del pensiero; e quest'atto consiste nel sentire
che v' una connessione, una relazione qualunque tra due cose che
si paragonano insieme. Quando io penso che un uomo  buono, io
sento che la qualit di buono conviene a quell'uomo. Non si tratta
qui di cercare se cos pensando o sentendo, io abbia ragione o
torto; n d'onde possa procedere il mio errore, caso che
m'inganni. Questa  cosa che vedremo altrove. Pensare adunque  un
vedere una relazione di convenienza o di sconvenienza tra due
idee:  sentire una connessione o relazione.
Voi dite pure: io penso alla nostra passeggiata di ieri, quando la
memoria di quella passeggiata viene a colpirvi, e, dir cos, a
toccarvi. In questo caso pensare  dunque provare un'impressione
di una cosa passata:  sentire una ricordanza.
Quando desiderate, quando volete qualche cosa, voi non dite gi,
comunemente parlando: io penso che provo un desiderio, una
volont. Questo infatti sarebbe un pleonasmo, una espressione
inutile. Non  per meno vero che desiderare e volere sono atti
della facolt interna che in generale noi chiamiamo il pensiero; e
che quando desideriamo o vogliamo qualche cosa, proviamo una
interna impressione che chiamiamo un desiderio o una volont. In
questo caso pensare  sentire un desiderio.
Meno ancora voi vi servite della espressione: io penso, quando non
fate che provare una impressione attuale e presente, la quale non
 n una ricordanza di cosa passata, n una relazione sussistente
tra due idee, n un desiderio di possedere o di evitare un oggetto
qualunque. Quando un corpo caldo vi abbrucia la mano, voi non dite
gi: io penso che mi abbrucio; ma dite: io sento che mi abbrucio:
ovvero pi propriamente e semplicemente: io m'abbrucio. Se voi
siete tocco da qualche dolore interno, per esempio da quello della
colica, non dite: io penso che patisco; dite: io patisco. Intanto
 certo che l'alterazione meccanica che succede nella vostra mano
o nelle vostre viscere,  una cosa distinta e differente dal
dolore che ne sentite; e la prova si , che se codesti organi sono
paralizzati o incancreniti, possono provare alterazioni e lesioni
cento volte pi forti, senza che voi sentiate nulla. Or questa
facolt d'essere affetto da piacere o da dolore all'occasione di
ci che succede a' nostri organi, fa ancor essa parte di ci che
chiamiamo pensiero o facolt di pensare. In questo caso adunque
pensare  avere una sensazione, o, parlando pi semplicemente,
sentire.
Pensare, siccome voi vedete,  sempre sentire, e null'altro che
sentire. Voi mi domanderete intanto cosa sia sentire. - Vi
rispondo: sentire  ci che voi sapete, ci che provate. Se nol
provaste, inutilmente io mi sforzerei di spiegarvelo; e voi n
m'intendereste, n mi capireste. Ma poich voi avete coscienza di
questa maniera d'essere, cio sentite di sentire, non avete
bisogno di alcuna spiegazione per conoscerla, bastandovi
l'esperienza vostra. Sentire  un fenomeno della nostra esistenza,
 la esistenza nostra medesima; poich un essere che non sente
nulla, pu bens esistere per gli altri esseri, se essi lo
sentono, ma certamente non esiste per s medesimo, poich non lo
sa.
Con maggior ragione potreste domandarmi, perch, se pensare  lo
stesso che sentire, si sono fatte due parole distinte quando
doveva bastarne una sola. -Vi dir dunque che questo si  fatto
perch si  pi spezialmente destinata la parola sentire ad
esprimere l'azione di sentire le prime impressioni che ci
colpiscono, quelle che si chiamano sensazioni; e la parola pensare
ad esprimere l'azione di sentire le impressioni secondarie che le
sensazioni occasionano, come sono le ricordanze, le relazioni, i
desiderii. Questa divisione tra le due parole sicuramente  mal
fatta, perch non  fondata che sulle false idee formate intorno
alla facolt di pensare prima di averla ben considerata, ed ha in
seguito cagionato altri errori. Ma ad onta della oscurit che
questo cattivo impiego di parole sparge sull'argomento che
trattiamo,  manifesto, quando vi si riflette attentamente, che
pensare  avere delle percezioni o delle idee; che le nostre
percezioni o idee (ed io fo queste due parole assolutamente
sinonime) sono cose che noi sentiamo; e che per conseguenza
pensare  sentire. Noi abbiamo dunque attualmente una cognizione
generale di ci che sia pensare.
Grande Antologia filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 54-56.
